Disturbi Alimentari

Bulimia

Caratteristiche cliniche nella Bulimia

I criteri diagnostici che nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali definiscono la Bulimia Nervosa sono in sintesi:
1.Ricorrenti abbuffate. Un’ “abbuffata” è un episodio di alimentazione durante il quale viene ingerita una quantità di cibo oggettivamente grande; il soggetto sperimenta durante questo episodio un senso di perdita di controllo;
2. Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso (es. vomito auto-indotto, abuso di lassativi, diuretici, digiuno o esercizio fisico eccessivo)
3. Eccessiva valutazione e controllo della forma del corpo e del peso; autovalutazione centrata principalmente o esclusivamente sulla forma del corpo e il peso e sulla capacità di controllarli, come nell’Anoressia nervosa.

La Bulimia può essere divisa in 2 sottotipi diagnostici:
Bulimia con condotte di eliminazione”, in cui il controllo del peso viene ottenuto mediante il vomito autoindotto e l’abuso di lassativi e/o diuretici;
Bulimia senza condotte di eliminazione”, in cui il controllo del peso viene ottenuto mediante il digiuno e l’attività fisica.

La Bulimia Nervosa, dunque, si caratterizza per la presenza di frequenti crisi bulimiche (o “abbuffate”) a cui seguono comportamenti di compensazione attuati dalla persona al fine di evitare l’aumento di peso.
L’abbuffata è un episodio di alimentazione eccessiva  in cui viene ingerita una grande quantità di cibo e durante il quale il soggetto sperimenta una sensazione di perdita di controllo (v.articolo “Abbuffate compulsive“).
La frequenza delle abbuffate può variare da una o due volte alla settimana a più volte al giorno.

L’abbuffata costituisce un sintomo patognomico nella Bulimia Nervosa e nel Disturbo da Alimentazione Incontrollata, pur riscontrandosi talvolta nel quadro clinico dell’Anoressia Nervosa.
La quantità di cibo ingerita durante un’abbuffata ‘oggettiva’ generalmente è compresa tra le 1000 e 2000 calorie, e spesso ciò che viene mangiato è proprio ciò che quotidianamente è ‘proibito’ dalle regole alimentari.
Viceversa, nelle abbuffate ‘soggettive’ la quantità di cibo spesso è piccola, ma la persona sperimenta lo stesso disagio e sensazione di perdita di controllo tipici delle abbuffate oggettive.
Ad esempio, dopo aver mangiato una quantità di cibo anche di poco maggiore rispetto a ciò che aveva stabilito, la persona può giudicare l’alimentazione dell’intera giornata come irrimediabilmente rovinata, sentirsi intensamente in colpa angosciata e demoralizzata, giudicare se stessa come priva di forza di volontà, scrutare immediatamente il proprio corpo alla ricerca delle conseguenze della trasgressione dello schema alimentare.

Per alcune persone le abbuffate sono dettate dall’impulso, viceversa per altre sono accuratamente programmate.

Alcuni elementi che caratterizzano le abbuffate sono:
Sensazione iniziale piacevole: i primi momenti di un’abbuffata compulsiva generalmente sono vissuti come piacevoli e il gusto del cibo fino a quel momento desiderato ma strenuamente evitato costituisce inizialmente un sollievo.
Tuttavia le sensazioni positive provate difficilmente durano a  lungo, bensì vengono sostituite da sensazioni di disgusto crescente mentre la persona continua a mangiare. Spesso la persona prova ribrezzo per ciò che sta facendo ma non riesce a smettere.
Velocità nel mangiare: tipicamente durante un’abbuffata compulsiva la persona mangia molto velocemente. Alcune persone si riempiono la bocca di cibo in maniera quasi meccanica, masticandolo appena. Altre bevono in abbondanza per ingoiare il cibo più facilmente; ciò contribuisce a provocare la sensazione di pienezza e gonfiore successivo, ed in alcuni casi facilita il vomito successivo.
Agitazione e sensazione di ‘stato alterato di coscienza’: in alcuni casi le persone descrivono le sensazioni provate durante le crisi bulimiche come un momento di ‘trance’ in cui il comportamento sembra quasi essere diventato automatico, ovvero compusivo, irrefrenabile.
In altri casi le persone riferiscono di abbuffarsi guardando la televisione, ascoltando musica ad alto volume, camminando, o utilizzando altre forme di distrazione per impedirsi di pensare a ciò che stanno facendo in quel momento.
Segretezza: una caratteristica dell’abbuffata compulsiva tipica è il fatto che avviene in segreto.  La persona prova una vergogna talmente intensa rispetto al problema alimentare di cui soffre al punto da fare di tutto per tenerlo nascosto, riuscendosci a volte per anni.

Come precedentemente evidenziato, l’abbuffata è seguita da “comportamenti di compensazione” quali vomito auto-indotto, uso improprio di lassativi e diuretici (purging), oppure da digiuno o esercizio fisico eccessivo.
Tali comportamenti sono attuati dalla persona al fine di ‘compensare’ le calorie ingerite durante l’abbuffata ed evitare l’aumento di peso.
vomito bulimiaNei casi di ‘purging’, spesso avviene che la persona sente la pressione di concludere l’abbuffata in fretta, in modo da liberarsi di ciò che è stato ingerito il prima possibile, pensando in tal modo di ridurre al minimo la quantità di calorie assorbite.
Differentemente dal visibile sottopeso caratteristico nelle pazienti con Anoressia, le persone con Bulimia appaiono generalmente normopeso, anche se talvolta può essere presente un leggero sovrappeso.

La maggior parte delle persone che soffre del disturbo considerato considera le crisi bulimiche come disgustose, provandone un’intensa vergogna e senso di colpa.  In seguito all’episodio bulimico, la persona si autocondanna duramente per ciò che è accaduto nuovamente, odiandosi e disprezzandosi, ed ordinando a se stessa di ricominciare immediatamente a seguire accuratamente le regole alimentari trasgredite.

Nella Bulimia l’abbuffata avviene in un contesto di grave restrizione dietetica cognitiva, ovvero in un contesto in cui la persona esercita quotidianamente un estremo e rigido sforzo su se stessa per limitare l’assunzione quotidiana di cibo, sottoponendosi a regole alimentari severissime, in base alle quali l’alimentazione risulta ristretta quasi esclusivamente a determinati cibi.
In tal senso, le 3 principali modalità adottate nella restrizione alimentare sono:
– riduzione della frequanza dei pasti, ovvero tentare di digiunare il più possibile, saltando i pasti;
– riduzione della quantità di cibo al di sotto di un rigido limite calorico, in genere marcatamente inferiore al fabbrisogno quotidiano medio;
– eliminazione di specifici cibi, i quali sono temuti perché percepiti come ‘ingrassanti’ o perché in passato hanno dato origine ad un attacco bulimico.
La gamma dei cibi evitati varia da una persona all’altra, ma in genere solo pochi cibi ipocalorici riescono ad  essere mangiati tranquillamente.
Diete rigide ed estreme di questo tipo risultano profondamente dannose sia dal punto di vista fisico che psicologico, rendendo l’alimentazione giornaliera un tormento quotidiano, dominato dall’ansia e dai sensi di colpa, e danneggiando profondamente la vita sociale della persona che, a causa del disagio che prevede di provare, si sente costretta a ridurre o evitare completamente eventi sociali (es. uscire con gli amici, far visita ai parenti, etc.) che implicano il rischio di trovarsi di fronte a cibi ansiogeni.
Molte persone che presentano crisi di abbuffate compulsive esercitano costantemente un intenso sforzo su se stesse per seguire la ferrea dieta che si sono imposte. La persona pensa di dover seguire quelle regole ‘perfettamente’ e giudica di aver ‘fallito’ ogni volta che mangia di più rispetto a ciò che le regole permettono.
Tale schema alimentare severissimo ed estremo genera inevitabilmente ripetuti ‘fallimenti’, i quali innescano nella persona una intensa demoralizzazione ed una dolorosa auto-critica, che spesso sfocia nell’abbuffata. A sostenere questa reazione di fronte alla rottura delle regole dietetiche è uno stile di pensiero caratteristico di molte persone che soffrono di DCA, definito pensiero ‘tutto o nulla’.
A fronte di quanto considerato, emerge come il costante ed estremo sforzo di restrizione, la reazione al percepito ‘fallimento’, unitamente alla presenza di stati d’animo dolorosi da cui la persona cerca sollievo  e fuga mediante il cibo, è uno dei fattori che tipicamente scatena l’abbuffata, innescando in tal modo un circolo vizioso estenuante, di cui spesso essa mantiene per anni un doloroso segreto.

In relazione a tale sintomo, inoltre, si rileva come le emozioni dolorose, quali tristezza, ansia, senso di solitudine, rabbia, noia, etc., costituiscono spesso il fattore scatenante delle abbuffate, in quanto la persona si rifugia nel cibo al fine di trovare un momento di sollievo dalla sofferenza emotiva.
In tali circostanze accade che un aspro litigio con i familiari o con il partner, la delusione per una telefonata attesa ma non ricevuta, la prospettiva di trascorrere un pomeriggio privo di qualcosa di interessante, la stanchezza per gli impegni percepiti in quel momento come eccessivamente pesanti, la tristezza di ‘sentirsi grassa’, etc., possono provocare lo stato d’animo da cui si innesca la crisi bulimica.
In tal modo, la persona attua un comportamento che inizialmente offre l’illusione di una rapida ‘fuga’, di un ‘conforto’, di un modo per ‘distrarsi’, per ‘staccare la mente’ dalle rimuginazioni angoscianti, per ‘trovare la forza’ di affrontare ciò che sta accadendo in quel momento, etc.
Purtroppo spesso l’idea di mangiare un cioccolatino per vivere un momento di piacere si trasforma in una sequenza infernale, in cui ben presto la persona scivola nella sensazione di perdere il controllo su ciò che sta facendo e di non riuscire a fermarsi.
Tra emozioni e cibo, dunque, si innesca gradualmente un meccanismo disfunzionale che intrappola la persona nel disturbo alimentare, impedendole di sperimentare la possibilità di affrontare in maniera maggiormente efficace ciò che provoca sofferenza emotiva.

Complicanze fisiche nella Bulimia Nervosa
La Bulimia Nervosa può essere associata a marcate complicanze fisiche secondarie alle condotte compensatorie adottate ed alle alterazioni del comportamento alimentare. A fronte di tale quadro sintomatico risulta sempre necessario che l’intervento psicoterapeutico sia affiancato da un’accurata valutazione medica finalizzata ad esaminare lo stato fisico della paziente.
In caso di presenza di gravi condizioni cliniche (es. marcati squilibri elettrolitici indotti dal purging) il trattamento indicato è il ricovero ospedaliero in unità specializzate per la cura dei DCA. La grande maggioranza delle anomalie fisiche provocate dal disturbo alimentare scompaiono gradualmente con il ripristino di un comportamento alimentare sano e l’interruzione dei comportamenti di purging.

l vomito auto-indotto e l’abuso di lassativi sono associati a complicanze fisiche quali:
squilibri elettrolitici
rigonfiamento delle ghiandole salivari
reflusso gastroesofageo
erosioni dello smalto dentale, carie dentali
affaticamento
disidratazione
gonfiore addominale
rigonfiamento dei piedi e delle caviglie
ulcere o lacerazioni della mucosa della bocca o della gola
costipazione, crampi gastrici
intorpidimento e formicolio degli arti
capogiri, debolezza, svenimenti

Indice di Massa Corporea (IMC) nei Disturbi Alimentari
L’indice di Massa Corporea consente di rappresentare il peso della persona in relazione alla sua altezza. Esso è costituito dal peso (in Kg) diviso per il quadrato dell’altezza (in m).
Significativamente sottopeso   17.5 o inferiore
Sottopeso                                     17.6-18.9
Peso basso                                    19.0-19.9
Peso normale                               20.0-24.9
Sovrappeso                                   25.0-29.9
Obesità                                          30.0 o maggiore

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova
Sito Web Psicoterapia dei Disturbi del Comportamento Alimentare
www.psicoterapia-anoressia-bulimia.it

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