Ambiti di intervento psicoterapeutico

Depressione

van gogh depressione 2

Sintomi cognitivi e comportamentali nella Depressione

Il Disturbo Depressivo Maggiore, comunemente definito ‘depressione’, appartiene alla categoria diagnostica dei Disturbi dell’Umore, ed è caratterizzato dalla presenza di sintomi di tipo cognitivo (visione negativa di se stesso, della propria vita, del proprio futuro, autocritica, autosvalutazione, mancanza di speranza, idee di morte, etc.), emotivo (tristezza, angoscia, disperazione, mancanza di motivazione e ridotta capacità di trarre piacere dalle attività che in passato procuravano gioia e soddisfazione, sensi di colpa eccessivi o inappropriati, etc.), comportamentale (riduzione delle attività quotidiane, isolamento sociale, riduzione dell’attività sessuale, etc.) e fisiologico (perdita di energia, senso di fatica, difficoltà di concentrazione e di memoria, perdita dell’appetito, disturbi del sonno, etc.).

A fronte di tale quadro sintomatologico appare chiaro come la depressione può creare gravi ripercussioni sulla vita quotidiana della persona, in quanto lo svolgimento delle abituali attività quotidiane può diventare molto difficoltoso a causa della sfiducia in sé e dei  sintomi che tipicamente si manifestano, i quali possono alimentare ulteriormente la visione negativa, globale e assolutistica, che la persona ha di se stessa (arrivando ad auto-definirsi come “incapace”, “fallita”, “senza speranza”, etc.) e le conseguenti intense emozioni di tristezza e angoscia provate.

In relazione a ciò, assume rilevanza evidenziare come la persona che attraversa un periodo di depressione mette in atto alcuni comportamenti disfunzionali ‘tipici’, i quali creano un ‘circolo vizioso’ e  mantengono nel tempo lo stato di sofferenza.
In tale prospettiva, si rileva come nella depressione si manifesta una marcata compromissione nello svolgimento di attività consuete in quanto, a causa della mancanza di interesse o energia, spesso vengono abbandonati o ridotti notevolmente gli impegni quotidiani e le attività piacevoli consuete, diminuendo in questo modo la possibilità di sperimentare un seppur breve stato mentale positivo, ed allontanandosi sempre più dalle proprie abitudini precedenti e dalla persona che era.

Ad esempio, sperimentando molta fatica nell’affrontare e gestire le normali occupazioni quotidiane (es. lavorare, studiare, fare la spesa, preparare da mangiare, svolgere faccende domestiche, etc.), la persona con disturbo di depressione inizia ad evitarle, a rimandarle, o a delegarle a qualcuno; provando apatia e disinteresse quasi per tutto, smette di uscire, evita il contatto con altre persone e trascorre molto tempo a letto o davanti alla televisione, rimuginando sui propri pensieri negativi ed impedendo a se stessa di vivere esperienze maggiormente gratificanti.

Tale situazione può condurre la persona colpita da depressione ad uno stravolgimento delle relazioni sociali abituali, in quanto la persona può provare vergogna, senso di inferiorità o di colpa per la situazione che vive e, a causa di ciò, allontanarsi ulteriormente dagli altri, intrappolandosi in una solitudine dolorosa; in altri casi, può considerarsi incapace di svolgere autonomamente le attività consuete, e sopravvalutare irrealisticamente le difficoltà insite in esse, diventando in tal modo eccessivamente dipendente dagli altri.

L’umore depresso influisce anche sul rapporto con il proprio corpo, ovvero la persona che soffre di depressione spesso manifesta mancanza di interesse o difficoltà nel curare il suo aspetto fisico e mangiare in modo regolare.
Purtroppo i comportamenti di evitamento sopra tratteggiati, pur dando l’illusione di alleviare momentaneamente il malessere (in quanto sottraggono la persona allo sforzo di fare ciò che non ha più voglia di fare), in realtà conducono ad un graduale peggioramento della situazione problematica ed hanno una profonda ricaduta sull’autostima del paziente, in quanto la persona può giungere a percepirsi maggiormente come “incapace” e “diversa” da come era in precedenza, convincendosi di non essere più in grado di svolgere attività precedentemente attuate; inoltre, può credere di non riuscire più a trarne soddisfazione e piacere, aggravando in tal modo la valutazione negativa di se stessa e della propria vita attuale e la sfiducia verso il futuro.

La Psicoterapia cognitiva nella Depressione

La psicoterapia cognitiva configura i processi di insorgenza e mantenimento della depressione nelle cognizioni disfunzionali che inducono la persona a considerare se stessa, la sua vita e il suo futuro in maniera irrealisticamente o irreversibilmente negativa.
In tal senso, emerge come molti sintomi sopra citati costituiscono la conseguenza dell’attivazione di errori sistematici insiti nel modo di pensare della persona, che determinano la conseguente sofferenza emotiva e i comportamenti problematici, e mantengono viva la convinzione della validità dei suoi concetti negativi, malgrado vi siano chiare prove del contrario.

Le distorsioni cognitive caratteristiche della depressione si manifestano con diversi livelli di gravità. In tal senso, mentre nella depressione più lieve generalmente la persona  riesce a rendersi consapevole più facilmente del fatto che l’autocritica e l’autoaccusa durissima, l’interpretazione eccessivamente negativa degli eventi o la sua aspettativa di un futuro nero è generata da  involontari errori di valutazione, i quali costruiscono una ‘realtà’ distorta, deformata, viceversa nel momento in cui la depressione peggiora, la persona appare chiusa in un vortice di pensieri negativi angoscianti, persistenti e ripetitivi, che generano descrizioni della realtà gravemente falsate, e diviene molto difficile constatare che non sussiste connessione tra le situazioni effettive e le interpretazioni negative che essa ne trae.
Ad esempio, la persona che soffre di depressione può valutare erroneamente se stessa come globalmente “inadeguata”, completamente priva di qualche qualità considerata importante, oppure nutrire l’aspettativa che le sue difficoltà e sofferenze attuali si protrarranno indefinitamente, provando dunque uno stato d’animo di disperazione e angoscia.

Sulla base di quanto sopra delineato, nell’ambito del modello teorico cognitivo, l’intervento psicoterapeutico rispetto al Disturbo Depressivo Maggiore si focalizza soprattutto sull’attenta valutazione e correzione delle cognizioni attraverso cui il soggetto costruisce l’interpretazione, la spiegazione, l’anticipazione degli eventi passati presenti o futuri, la valutazione di se stesso e della sua vita, aiutando la persona a individuare e modificare le convinzioni disfunzionali che contribuiscono a creare, mantenere ed esacerbare la sofferenza emotiva.
In relazione a ciò, si rileva come la correzione delle valutazioni distorte relative a se stessi, alla propria vita  o al proprio futuro conduce ad un graduale cambiamento sul piano emotivo e comportamentale.
Ad esempio, nel caso di un episodio depressivo conseguente ad un evento molto doloroso la persona può riuscire progressivamente ad abbandonare la convinzione iniziale di un futuro irrimediabilmente rovinato, giungendo a costruire una successiva ri-valutazione della propria esperienza; in tal modo, riuscendo ad attuare un cambiamento nel modo di pensare, pian piano la persona riesce a superare la disperazione iniziale e, conseguentemente a ciò, comincia a sentire il riemergere di una maggiore fiducia in sé e nelle proprie possibilità di migliorare la situazione attuale, giungendo ad una successiva graduale ripresa della motivazione e dell’energia necessaria per gestire gli impegni quotidiani.

Parallelamente a ciò è necessario intervenire sul piano del comportamento quotidiano, attuando in maniera graduale specifici cambiamenti e procedendo in direzione inversa rispetto alla tendenza all’inattività e all’isolamento sociale indotta dal disturbo.
In tal senso, a fronte della sintomatologia evidenziata è necessario attuare una progressiva riattivazione a livello comportamentale,  che gradualmente consentirà alla persona di trarre sollievo e distrazione dalle rimuginazioni negative e dalla disforia, e successivamente permetterà di valutare empiricamente l’infondatezza delle idee estremamente negative relative a se stesso e alla propria capacità di svolgere le normali attività e di trarne piacere.
In tale direzione, il cambiamento dei comportamenti depressivi consente di giungere a cambiamenti cognitivi, ovvero sul piano dei pensieri, della visione di se stesso e delle proprie capacità, della propria vita attuale e del proprio futuro.

A fronte di quanto esaminato nel presente contributo, pertanto, si rileva come il cambiamento cognitivo conduce ad un conseguente miglioramento del tono dell’umore e ad una progressiva diminuzione dell’intensità dei vari sintomi manifestati, i quali a loro volta influiranno positivamente sui pensieri e sul comportamento quotidiano, interrompendo in tal modo il circolo vizioso della depressione in cui la persona si era intrappolata.

Si consiglia la lettura degli articoli “Insorgenza e mantenimento della Depressione”, “Autoaccusa e senso di colpa nella Depressione”, “Sintomi psicosomatici nella depressione mascherata”

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

Argomenti correlati