Ambiti di intervento psicoterapeutico

Disturbi di Ansia

Pensieri - S. Dalì, 1925

Alla categoria diagnostica Disturbi d’Ansia appartengono vari disturbi tra cui: Disturbo d’Ansia Generalizzato, Disturbo di Panico, Agorafobia, Fobia Sociale, Disturbo Ossesivo-Compulsivo.
Ognuno di tali disturbi presenta caratteristiche peculiari*, quali:

  • nel Disturbo di Panico la presenza di sintomi somatici molto intensi (tachicardia, sudorazione, tremori, dispnea, senso di oppressione toracica, derealizzazione o depersonalizzazione, etc.) unitamente alla paura di morire o impazzire;
  • nell’Agorafobia, l’intensa ansia provata a fronte dell’idea di trovarsi in luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o in cui potrebbe non essere disponibile aiuto per fronteggiare un attacco di panico.
  • nel Disturbo d’Ansia Generalizzato, lo stato di apprensione eccessivamente intenso e frequente rispetto a molteplici situazioni della vita quotidiana;
  • nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, la presenza di pensieri, immagini mentali o impulsi frequenti, percepiti dalla persona che li sperimenta come intrusivi, non controllabili e spaventosi (ossessioni), spesso seguiti da comportamenti ripetitivi o azioni mentali (compulsioni),  attuati al fine di ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dalle ossessioni (es. compulsioni di pulizia, controllo, ripetizione, conteggio, ordine e simmetria, etc.);
  • nella Fobia Sociale, l’intensa e persistente paura di affrontare le situazioni in cui si è esposti alla presenza e al giudizio degli altri, a causa del timore di agire in modo imbarazzante o di mostrare i segni del proprio imbarazzo (es. arrossamento del viso, tremore delle mani o della voce, eccessiva sudorazione, etc.).

[*Le caratteristiche cliniche dei disturbi sopra citati sono descritte più estesamente nelle rispettive pagine]

Nell’ambito di tali disturbi, dunque, l’ansia costituisce un sintomo comune, il quale si manifesta in relazione all’attivazione delle specifiche paure centrali che contraddistinguono le differenti forme di disagio sopra brevemente tratteggiate.

In  a merito a ciò risulta rilevante considerare come tra le parole ansia e paura, le quali spesso vengono utilizzate dalle persone in modo intercambiabile per esprimere il proprio malessere,  intercorre una importante differenza di significato, la cui conoscenza può consentire di comprendere meglio il proprio problema.
In tal senso, la paura può essere distinta dall’ansia in quanto la paura implica l’interpretazione di un evento come pericoloso e probabile (ad esempio: una sensazione fisica spiacevole viene valutata dalla persona come il segnale di un grave problema organico o di perdita di controllo sulle proprie funzioni mentali; pensare che sia successo un grave incidente di fronte al ritardo di un familiare nel rientrare a casa; immaginare di essere abbandonati dal proprio partner; in ambito lavorativo il pensiero di essere licenziati; aspettarsi di sentirsi a tremendamente a disagio davanti ad altre persone, etc.), mentre l’ansia costituisce la risposta emotiva a quella valutazione.

Nell’ambito dei Disturbi d’Ansia, ciò che costituisce “il problema” è proprio l’interpretazione, la spiegazione, l’aspettativa, che la persona costruisce in determinate situazioni, e che può essere ‘disfunzionale’, ossia scorretta, erronea.
L’ansia eccessiva è dunque la conseguenza di una scorretta valutazione di pericolo, erroneamente percepito dalla persona come molto probabile oppure come non affrontabile.
In tal senso, in alcuni casi accade che la possibilità del verificarsi un evento negativo, o la gravità di quest’ultimo, risulti marcatamente sovra-stimata a causa degli errori di pensiero, i quali ostacolano la valutazione obiettiva e realistica di quanto temuto.
In altri casi, viceversa, l’aspetto problematico riguarda la valutazione della propria capacità di riuscire ad affrontare, superare oppure tollerare la situazione negativa temuta.
In alcune situazioni, inoltre, l’emozione di ansia può influenzare le valutazioni cognitive con un effetto “retroattivo”, quando l’ansia viene considerata come segnale di una realtà, anziché di una valutazione soggettiva, mediante un errore di ‘ragionamento emotivo’ quale ad esempio “se mi sento in ansia, significa che c’è effettivamente un grave pericolo”, invece di “mi sento in ansia quando penso che ci sia un grave pericolo”.

In tal senso, dunque, si evidenzia come processi psicologici attraverso cui la persona interpreta la realtà esterna e interna possono influenzare molto negativamente la reazione emotiva e le modalità di comportamento in una specifica situazione.

La Psicoterapia Cognitiva nei Disturbi d’Ansia
In termini generali, l’intervento psicoterapeutico rispetto alle problematiche connesse all’ansia è focalizzato sulla accurata identificazione dei processi psicologici che determinano lo specifico quadro sintomatologico presentato e, mediante l’utilizzo di strategie e tecniche terapeutiche adeguate alla specifica forma di ansia manifestata, interviene per interrompere i meccanismi di mantenimento, pervenire al superamento o miglioramento dei sintomi ansiosi, ed alla costruzione di modi di pensare e di agire maggiormente funzionali al benessere individuale e relazionale della persona.

Durante il percorso psicoterapeutico, inoltre, assume fondamentale rilevanza per la persona pervenire ad acquisire consapevolezza degli schemi cognitivi disfunzionali sulla cui base si struttura e si mantiene la specifica forma di ansia di cui soffre, le valutazioni distorte della realtà e le reazioni emotive e comportamentali problematiche.
Gli schemi cognitivi, la cui origine spesso affonda le sue radici nel passatosono costituiti dal sistema di convinzioni, assunzioni, strategie di difesa, regole su di sé e sugli altri, profonde e spesso inconsapevoli da cui (sia negli stati di benessere emotivo che nelle differenti forme di sofferenza emotiva) si originano le interpretazioni della realtà.
In tal senso, gli schemi agiscono come delle ‘lenti’ che condizionano la percezione degli eventi nel presente e l’attribuzione del loro significato.

A fronte di tali presupposti, durante il percorso psicoterapeutico, la persona viene sostenuta e affiancata in un lavoro finalizzato ad individuare, valutare criticamente e successivamente modificare i pensieri erronei, gli schemi disfunzionali ed i comportamenti problematici sottesi a tale malessere, nella direzione di sviluppare la capacità di auto-rassicurarsi attraverso la “correzione” delle interpretazioni e delle aspettative che generano la reazione emotiva ansiosa, e delle sottostanti convinzioni negative ad esse associate.
Parallelamente a ciò, inoltre, per la persona è di fondamentale importanza riuscire a costruire e rafforzare le proprie risorse personali che le consentiranno di ridurre la percezione di vulnerabilità (ossia la percezione di sé come ‘impotente’ di fronte all’eventuale verificarsi di un evento negativo) e di incrementare la “sicurezza in sé”, intesa come consapevolezza di poter riuscire a fronteggiare ed a trovare soluzioni anche ad eventuali situazioni difficili della vita quotidiana.

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Padova – Mirano (Venezia) 

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