Ambiti di intervento psicoterapeutico

Insonnia

Insonnia: Criteri diagnostici

L’insonnia costituisce il più frequente disturbo del sonno.
Dalle ricerche condotte sui disturbi del sonno emerge che la maggior parte delle persone manifesta problemi di insonnia in alcuni momenti della propria vita.
Nel DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder), l’insonnia è definita come una frequente difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno che genera nella persona rilevanti conseguenze diurne negative.
Sulla base di tale definizione ne consegue che è necessario che siano presenti 3 condizioni affinché si possa diagnosticare il disturbo ‘insonnia’:

  • devono essere presenti le condizioni ambientali adeguate al fine di avere un buon sonno;
  • il disturbo del sonno deve verificarsi frequentemente (3 o più notti/settimana);
  • al disturbo del sonno devono seguire conseguenze negative nella giornata successiva (es. sonnolenza diurna, irritabilità, difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria, etc.).Relativamente a quest’ultimo criterio assume rilevanza evidenziare che la durata di sonno necessaria per garantire un riposo soddisfacente varia da individuo ad individuo, dunque la ‘brevità’ del sonno risulta problematica solo se essa genera un riposo non soddisfacente, che limita le capacità fisiche e mentali della persona durante la giornata successiva.
 Rispetto a ciò, infatti, è stato verificato che, a differenza di quanto comunemente si crede, non tutte le persone presentano la necessità fisiologica di dormire 8 ore a notte per avere un riposo sufficiente e soddisfacente: molte persone adulte, infatti, dormono meno di 7/8 ore a notte senza conseguenze negative sulla propria qualità della vita.

A fronte di tali premesse, è possibile distungere 3 tipi di insonnia:
Insonnia iniziale caratterizzata dalla presenza di difficoltà ad addormentarsi
Insonnia centrale in cui è presente una difficoltà a mantenere il sonno a causa di risvegli notturni frequenti o prolungati (tempo superiore ai 30 minuti);
Insonnia finale in cui si verifica la tendenza ad un risveglio mattutino eccessivamente precoce rispetto all’orario desiderato dalla persona.

In ambito clinico, tuttavia, spesso si rileva la cosiddetta insonnia mista, in cui la persona presenta una combinazione dei tre tipi di insonnia testé descritti.

Insonnia: causa o conseguenza di malessere psicologico?

Le difficoltà di inizio e mantenimento del sonno che caratterizzano l’insonnia possono essere associate a vari disturbi fisici e psicologici, di seguito menzionati.
In tale prospettiva si rileva come le principali classificazioni dei disturbi del sonno (ICSD International Classification of Sleep Disorder e DSM-IV Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder) operano una distinzione tra ‘insonnia primaria’ e ‘insonnia secondaria’.

Nell’insonnia secondaria il disturbo del sonno è causato da una specifica problematica sottostante, quale:

  • disturbo organico (apnea del sonno ostruttiva, ipertiroidismo e ipotiroidismo, malattie renali, angina pectoris, etc.) o un fattore fisiologico (menopausa, gravidanza, etc.);
  • abuso di sostanze che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale come stimolanti o deprimenti (caffeina, alcolici, etc.); sospensione di farmaci (“insonnia rebound”); effetto collaterale di farmaci;
  • disturbi psicologici (Disturbi d’Ansia, Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo bipolare, Disturbi somatoformi, etc.).

Viceversa, nell’insonnia primaria il disturbo del sonno non risulta dipendente da un altro disturbo organico o psicologico.
Le persone che soffrono di insonnia primaria spesso mostrano sintomi di malessere emotivo, ma questi ultimi non sono così intensi da soddisfare i criteri diagnostici che definiscono la presenza di disturbi d’ansia o dell’umore.

A fronte di quanto sopra considerato, dunque,  emerge come mentre nell’insonnia primaria il disagio psicologico costituisce una “conseguenza” del sonno insoddisfacente, viceversa nell’insonnia secondaria è il malessere emotivo sottostante (es. ansia, stress, depressione, etc.) che rappresenta la “causa”, responsabile dell’insorgenza e del mantenimento del cattivo sonno.
In quest’ultimo caso, pertanto, l’insonnia si configura chiaramente come un sintomo di un altro disturbo.

In conseguenza di ciò,  si evidenzia l’importanza di effettuare un’accurata valutazione clinica dell’insonnia, finalizzata a individuare l’eventuale presenza di un disagio psicologico sottostante, che necessita di essere affrontato.

Insorgenza, mantenimento, trattamento psicoterapeutico del disturbo insonnia

L’insonnia può essere causata inizialmente da uno stress acuto (es. un’esperienze di perdita personale, preoccupazioni nell’ambito familiare, lavorativo, etc.) che costituisce il ‘fattore precipitante’ sotteso all’insorgenza del disturbo del sonno.
Successivamente a ciò che ha determinato l’insorgere del problema, un insieme di fattori psicologici e comportamentali (tra i quali la difficoltà a “svuotare la mente” nel momento in cui ci si dispone a dormire, la sfiducia appresa nella propria capacità di dormire, alcune abitudini scorrette quali i sonnellini pomeridiani, etc.) rappresentano i ‘fattori perpetuanti’ che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere nel tempo questo disturbo.

Il trattamento psicoterapeutico dell’insonnia utilizza specifiche tecniche finalizzate ad intervenire sui pensieri disturbanti e sui comportamenti che sostengono l’insonnia, in modo tale da interrompere il circolo vizioso che ha intrappolato la persona.
A tal fine, particolare attenzione viene rivolta alle strategie psicoterapeutiche che consentono alla persona di imparare a gestire i pensieri che si affollano nella mente nel momento in cui essa desidera addormentarsi e di ridurre la tensione mentale e fisica che ostacola il sonno.
Il trattamento psicoterapeutico dell‘insonnia costituisce nella maggior parte dei casi un intervento molto efficace sia come trattamento singolo che combinato con il trattamento farmacologico.

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

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