Disturbo Depressivo Maggiore

Insorgenza e mantenimento della Depressione

uomo in depressione

Processi cognitivi connessi all’esordio ed alla persistenza della Depressione

Nella Depressione (v.articolo Disturbo Depressivo Maggiore) i pensieri automatici negativi su se stessi, sulla propria vita attuale e sul proprio futuro, le distorsioni cognitive e la costruzione del significato degli eventi, costituiscono alcune delle principali manifestazioni sintomatiche, generate e mantenute dalla presenza di rigidi ‘schemi cognitivi depressogeni’.

Come precedentemente descritto, gli schemi cognitivi sono costituiti dalle convinzioni, assunzioni, regole su di sé e sugli altri, profonde e spesso inconsapevoli da cui si originano le interpretazioni erronee della realtà presente. Essi agiscono dunque come delle ‘lenti’ attraverso cui la persona tende a valutare in modo se stessa, la propria vita, le relazioni interpersonali.
In tal senso, gli schemi cognitivi, la cui origine spesso affonda le sue radici nel passato, influenzano la percezione degli eventi nel presente e l’attribuzione del loro significato.

Conseguentemente a ciò, la modalità mediante cui la persona interpreta un evento influenza le emozioni, l’intensità di esse, ed il modo di comportarsi in una data situazione.
Nell’ambito della Depressione si rileva la presenza di intricati e impermeabili schemi cognitivi depressogeni, la cui attivazione costituisce il nucleo patogenetico del disturbo.

La costruzione e lo sviluppo di schemi cognitivi depressogeni avviene spesso, ma non sempre, durante l’infanzia e l’adolescenza, a fronte di eventi significativi o di relazioni interpersonali conflittuali e generative di sofferenza emotiva, le quali si imprimono, a volte inconsapevolmente, nella mente della persona, restando presenti a dispetto del trascorrere del tempo.
A volte alla base di tali idee si rilevano esperienze negative intensamente dolorose, in altri casi emergono interpretazioni soggettive reiterate che possono provocare lo stesso impatto emotivo di un evento realmente accaduto.

Tali schemi, i quali costituiscono un importante fattore di vulnerabilità alla depressione, possono rimane latenti, silenti, anche per molto tempo, finché avviene la loro attivazione a seguito del verificarsi di eventi gravemente stressanti o della mancanza di eventi intensamente desiderati.

Ciò può innescare la reazione depressiva, in cui si attivano convinzioni negative su di sé, sugli altri, sulla propria vita e sul proprio futuro, e la persona può iniziare a percepire e ‘filtrare’ ciò che accade in termini di fallimento, assenza di soluzioni, incapacità, indegnità, non amabilità, etc.
Le interpretazioni e il significato degli eventi vengono costruite involontarimente in modo più o meno gravemente distorto a causa degli errori cognitivi, generando convinzioni depressogene e conducendo gradualmente la persona ad esperire i sintomi cognitivi, emotivi, comportamentali e fisiologici tipici della depressione.

In alcuni casi i sintomi depressivi insorgono in modo acuto grave ed evidente.
In altri casi la sintomatologia si manifesta in forma più lieve e per un periodo che può prolungarsi per anni (Disturbo Distimico), provocando una minore compromissione delle relazioni sociali e delle attività lavorative rispetto alla Depressione Maggiore.

A fronte del quadro sintomatologico delineato, la Psicoterapia Cognitiva della depressione è focalizzata sulla attenta individuazione dei processi psicologici che generano i sintomi depressivi presentati a livello cognitivo, emotivo e comportamentale, e mediante l’utilizzo di peculiari strategie e tecniche terapeutiche, interviene per interrompere i meccanismi di mantenimento, pervenire al superamento/miglioramento della sintomatologia, ed alla costruzione di modi di pensare e di agire maggiormente funzionali al benessere individuale e relazionale della persona.

A tal fine, nell’interazione con lo psicoterapeuta, la persona viene sostenuta e affiancata in un lavoro finalizzato ad individuare, valutare criticamente e successivamente correggere le interpretazioni erronee (‘pensieri disfunzionali’), i comportamenti problematici e le sottostanti convinzioni disadattive (‘schemi cognitivi depressogeni’) su cui si fonda il disturbo.

Tale percorso si fonda su una solida e attiva collaborazione tra paziente e terapeuta, in quanto l’alleanza terapeutica costituisce la condizione necessaria per la possibilità del trattamento e per il suo buon esito.

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

Argomenti correlati