Psicoterapia cognitiva

La costruzione della realtà soggettiva

Psicoterapia Cognitiva: la prassi clinica
Come precedentemente esposto, la prassi clinica in Psicoterapia Cognitiva (v. articolo) si fonda sull’assunto teorico secondo cui il vissuto emotivo della persona di fronte alla realtà è influenzato dalla percezione soggettiva, ovvero dai significati che essa attribuisce a ciò che accade, dalle spiegazioni e deduzioni che automaticamente costruisce, significati che risultano costruiti sulla base delle sottostanti convinzioni che la persona ha su se stessa, sugli altri, sulla sua vita (v. articoli “Gli schemi cognitivi disfunzionali” “Problematiche legate all’autostima“),  ed in virtù delle regole e delle assunzioni, spesso implicite, arcaiche e inconsapevoli, che ‘filtrano’ la percezione di ciò che avviene nel qui e ora.
Si delinea dunque una concezione dell’individuo nei termini di ‘agente attivo’, capace di costruire attivamente ed intenzionalmente la propria realtà ed il proprio mondo, pur entro un grado variabile di consapevolezza.

In virtù di tali presupposti, nel percorso psicoterapeutico assume rilevanza individuare ed esaminare il sistema di significati e di convinzioni attraverso cui si strutturano e si mantengono nel tempo  le valutazioni, le reazioni emotive e i comportamentali generativi di sofferenza e conflittualità sul piano individuale o interpersonale.

L’intervento psicoterapeutico, dunque, di norma è focalizzato sia sui sintomi manifesti (cognitivi, emotivi e comportamentali) caratteristici del disturbo di cui soffre la persona, sia sugli specifici schemi cognitivi problematici sottostanti al disturbo, più silenti e consolidati, al fine di intervenire efficacemente sulla situazione problematica attuale, e prevenire o ridurre la gravità degli episodi futuri.

Relativamente alle convinzioni che la persona costruisce su se stessa, inoltre, si evidenzia la rilevanza degli effetti negativi generati dai processi di ‘etichettamento’ e ‘stigmatizzazione’ i quali, in alcuni casi, si creano intorno alla persona che presente una forma di sofferenza psicologica e che possono indurre tale persona ad identificarsi nel ruolo assegnato e ad assumere l’identità che le è stata attribuita, concorrendo involontariamente ad una ‘cristallizzazione’ della situazione problematica. In relazione a ciò, infatti, si rende necessario considerare che esiste una profonda interazione tra le valutazioni e convinzioni che la persona costruisce su se stessa ed i giudizi che essa riceve nell’ambito delle relazioni interpersonali significative.

Nella descrizione di sé e delle sue esperienze vissute la persona costruisce una interpretazione della propria storia personale selezionando aspetti, eventi o situazioni; in tal modo, “per effetto di un gioco di specchi deformanti e di schermi oscuranti, alcune fasi della vita, persone conosciute e situazioni attraversate vengono ingigantite o rimpicciolite”(Martino E., 2007).
In tale prospettiva, come afferma J. Bruner, il racconto di Sé e della propria vita rappresenta un testo che dà forma all’esperienza vissuta, ovvero l’autobiografia non è il documento di qualcosa di oggettivo e immutabile, bensì è un’interpretazione nel ‘qui ed ora’ di ciò che è stato fatto, nonché del modo, delle circostanze e delle ragioni per cui questo qualcosa è stato fatto (Bruner J., 1992).
Durante stati di intensa sofferenza psicologica, quali ad esempio la Depressione (v. articolo), tale processo risulta spesso marcatamente influenzato da involontarie distorsioni e interpretazioni erronee della realtà derivanti da schemi cognitivi disfunzionali, ovvero da un sistema di convinzioni regole ed assunzioni profonde e spesso inconsapevoli che agiscono come delle ‘lenti’ attraverso cui la persona percepisce automaticamente se stessa, la propria vita, le relazioni interpersonali.
Ad esempio, la persona può giungere a percepire la sua vita come una costellazione di fallimenti o rifiuti affettivi, e ad emettere giudizi globalmente ed estremamente negativi e severi su se stessa e sulle proprie scelte.

In conseguenza dei presupposti sopra esplicitati, e sulla base della necessaria solida ed attiva collaborazione tra paziente e psicoterapeuta, l’intervento psicoterapeutico in Psicoterapia Cognitiva (v. articolo) è finalizzato a favorire la capacità della persona di acquisire consapevolezza delle problematicità insite in determinate modalità di pensiero e di comportamento, e di costruire schemi cognitivi maggiormente realistici o funzionali al benessere individuale e relazionale.
Ciò è determinante per la persona al fine di pervenire ad interpretazioni maggiormente obiettive della sua esperienza passata e attuale, ed a soluzioni alternative e maggiormente efficaci rispetto alle specifiche difficoltà intrapersonali e interpersonali sperimentate, liberandosi in tal modo dalla dolorosa trappola della storia di sé unica e immutabile (“la mia vita è così”), che fino a quel momento ha precluso alla persona la possibilità di vie di uscita (“la mia vita è sempre stata così e così sarà per sempre”) e la realizzazione di cambiamenti in se stessi e nella propria vita.

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

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