Psicoeducazione per i familiari

Psicoeducazione per i familiari nei Disturbi Alimentari

Reazioni emotive disfunzionali dei familiari di fronte ai sintomi dei Disturbi Alimentari

L’intervento psicoterapeutico rispetto ai Disturbi Alimentari (DCA Disturbi del Comportamento Alimentare v. articolo) avviene in setting individuale, tuttavia, se la persona è d’accordo, risulta utile la partecipazione dei familiari o delle persone significative ad alcuni colloqui psicoterapeutici.
Ciò avviene soprattutto nel caso di pazienti adolescenti.
Le principali situazioni in cui è utile coinvolgere i familiari sono:
– se gli altri possono essere d’auto alla paziente nell’attuare i cambiamenti durante il percorso terapeutico
– se gli altri rendono difficoltoso il cambiamento della paziente, ad esempio commentando in maniera critica e aggressiva il suo aspetto fisico o la sua alimentazione.

Relativamente a quest’ultimo aspetto, si rileva frequentemente come la scarsa conoscenza dei sintomi presenti nei Disturbi Alimentari, unitamente a determinate caratteristiche individuali (es. difficoltà a controllare le emozioni dolorose) dei familiari, possono generare una scorretta interpretazione dei comportamenti problematici presentati dalla persona affetta da Anoressia, Bulimia o Alimentazione Incontrollata, e scatenare il manifestarsi di reazioni emotive disfunzionali che possono contribuire al mantenimento del problema.

psicologo Venezia PadovaRispetto a ciò emerge che, soprattutto all’esordio del problema, spesso i familiari costruiscono un’interpretazione e spiegazione distorta sui comportamenti sintomatici, percependoli scorrettamente come “una stupida fissazione”, come “un problema che può essere facilmente superato solo con la propria forza di volontà”, come “una vendetta nei nostri confronti”, etc., anziché come sintomi patognomici di un disturbo psicologico.
Sulla base di tali spiegazioni scorrette, spesso i familiari esprimono commenti critici e aggressivi nei confronti della persona, a causa della rabbia provata o in virtù dell’idea che mediante con una comunicazione colpevolizzante si può costringere la persona a interrompere i comportamenti disfunzionali.

Purtroppo tale reazione spesso genera l’effetto contrario a quello desiderato, ovvero i commenti critici raramente ottengono risultati positivi.
Viceversa, nella maggior parte dei casi le critiche non sono ascoltate oppure generano nella persona affetta dal Disturbo Alimentare emozioni negative, che spesso sono accompagnate da un’accentuazione dei comportamenti problematici, quali l’isolamento sociale, il mangiare da sola, le abbuffate, il digiuno, il vomito auto-indotto, etc. Inoltre reazioni ostili e colpevolizzanti tendono a creare gravi conflitti interpersonali in casa, rendendo tutti i familiari esausti e disperati, oppressi da un angosciante senso di impotenza di fronte ad un disturbo che appare incomprensibile.

In altri casi, i familiari manifestano un atteggiamento eccessivamente protettivo verso la persona, la quale talvolta può utilizzare il controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del corpo come strumento per manifestare il suo desiderio di libertà e autonomia.

Rispetto a ciò, inoltre, un problema frequentemente osservato è la presenza di reazioni contrapposte da parte dei familiari, ovvero uno dei familiari tende a reagire con una risposta comportamentale che compensa quella dell’altro familiare. In tal senso accade, ad esempio, che la madre sia iperprotettiva mentre il padre reagisce ignorando il problema della figlia o attaccandola con commenti ostili e aggressivi.

psicologo venezia padovaLe reazioni polarizzate e opposte da parte dei familiari possono contribuire al mantenimento del Disturbo Alimentare perché disorientano e confondono la persona affetta da DCA.

In altri casi, infine, possono stimolare nella persona l’adozione di comportamenti disfunzionali per influenzare le relazioni all’interno della famiglia. Ad esempio un’adolescente può accentuare i sintomi del disturbo sia per farsi accudire da una madre iperprotetiva, sia per attrarre l’attenzione di un padre che appare indifferente rispetto al problema.

In tutti i casi sopra menzionati è necessario modificare la modalità di fronteggiare il problema, sia mediante l’apprendimento di informazioni corrette sul disturbo, sia adottando uno stile comunicativo maggiormente adeguato e univoco, finalizzato ad aiutare e sostenere il membro della famiglia affetto da Disturbo del Comportamento Alimentare.

Si consiglia la lettura degli articoli:
“Disturbi Alimentari”
“Anoressia Nervosa ed Emotività Espressa nei familiari”

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta

Sito Web Psicoterapia dei Disturbi del Comportamento Alimentare
www.psicoterapia-anoressiabulimia.it

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