Psicoterapia cognitiva

Psicoterapia cognitiva

Assunti teorici della Psicoterapia Cognitiva
La Psicoterapia Cognitiva si fonda sull’assunto teorico secondo cui  le reazioni emotive ed i comportamenti di una persona, sia funzionali che problematiche, sono determinate dal modo in cui essa interpreta le varie situazioni, quindi dal significato che la persona attribuisce agli eventi.
E’ dunque l’interpretazione, la ‘percezione’ della situazione, piuttosto che la situazione in sé, che determina la conseguente emozione, il comportamento e la risposta fisiologica della persona.
Porre l’attenzione sui processi psicologici in base a cui la persona interpreta, valuta, spiega le sue esperienze consente di comprendere come il medesimo evento può generare in individui diversi (o nella stesso individuo in momenti della sua vita diversi) emozioni e comportamenti molto differenti a seconda di come questo evento viene interpretato.

A fine esemplificativo, consideriamo una situazione che si verifica frequentemente: immaginiamo una coppia di genitori che attende il rientro a casa della figlia adolescente, la quale è in ritardo rispetto all’orario previsto e non risponde al telefono.
Uno dei due, pur provando qualche preoccupazione, considera che probabilmente la ragazza si è attardata a chiacchierare con l’amica con cui è uscita e, immersa nei suoi discorsi, si è dimenticata di avvisare i genitori del ritardo; l’altra persona, invece, è fortemente spaventata dal pensiero che sia successo qualcosa di molto grave, ad ogni minuto che passa la sua apprensione diventa sempre più tormentosa, e decide di andare a cercarla.
Appare evidente come la differente reazione emotiva e comportamentale a fronte allo stesso evento è determinata dall’interpretazione (ovvero dai pensieri) che i due soggetti costruiscono in merito al ritardo della figlia.

In un altro esempio esaminiamo il caso di una persona che, in ambito lavorativo, dopo aver commesso un errore non grave, riceve una durissima e sprezzante critica da parte del superiore, tesa a svalutare globalmente la persona piuttosto che a focalizzarsi sullo specifico errore. La persona reagisce alle parole del superiore provando emozioni di intensa vergogna e angoscia, e giudica l’errore commesso come la prova delle sue scarse capacità, e le affermazioni del capo come un verdetto giusto e inevitabile. Viceversa, a fronte di un errore molto simile e delle medesime parole severe da parte del superiore, una collega prova un’intensa rabbia verso il capo, generata dalla consapevolezza dell’eccessività e inadeguatezza della ramanzina ricevuta; parallelamente, essa mantiene un’idea positiva di sé e delle proprie capacità lavorative.

Gli schemi cognitivi sottesi ai disturbi psicologici
Come si determina il significato, angosciante o viceversa relativamente sereno, attribuito agli eventi?

Come la persona giunge a soffrire di un disturbo emotivo, quale l’ansia o la depressione, o di problematiche legate all’autostima?

In termini generali, le esperienze che la persona ha vissuto, i messaggi espliciti ed impliciti (es. giudizi di valore su se stessa, regole e doveri interiorizzati) che ha ricevuto nell’interazione con gli Altri significativi, lo stile di attaccamento sviluppato verso le figure significative, le interpretazioni e spiegazioni che la persona ha costruito su tali esperienze, possono condurre allo sviluppo ed al consolidamento di determinate convinzioni profonde (definite “schemi cognitivi”) su se stessa, sugli altri, sulla vita, le quali si imprimono, a volte inconsapevolmente, nella mente della persona, restando presenti e immobili a dispetto del trascorrere del tempo.

Gli schemi cognitivi (v. articolo), dunque, sono costituiti dalle convinzioni, assunzioni, standard e regole riferite a se stessi ed agli altri, arcaiche e spesso inconsapevoli, da cui si originano le interpretazioni nel presente, e sulla cui base possono strutturarsi e mantenersi specifiche forme di sofferenza psicologica.
Essi agiscono come delle ‘lenti’ attraverso cui la persona tende a valutare se stessa, la propria vita, le relazioni interpersonali, e possono essere più o meno aderenti alla “realtà” e più o meno funzionali al benessere della persona.
In tal senso, gli schemi cognitivi, la cui origine spesso affonda le sue radici nel passato, influenzano la percezione della realtà nel presente e le aspettative sul futuro.
In alcuni casi alla base di determinate idee si rilevano eventi negativi intensamente dolorosi.
In altri casi emergono interpretazioni soggettive reiterate (es. percezione di rifiuto da parte di figure importanti, di inferiorità rispetto agli altri, etc.) che possono provocare nella persona lo stesso impatto emotivo di un evento realmente accaduto.
Nella circostanza in cui determinati schemi cognitivi della persona risultano disfunzionali e disadattivi, essi costituiscono un importante fattore di vulnerabilità nell’insorgenza di disturbi psicologici.
Tali schemi possono rimane latenti, silenti, anche per molti anni, finché avviene la loro attivazione, ad esempio a seguito del verificarsi di eventi gravemente stressanti o della mancanza di eventi intensamente desiderati.

Gli schemi cognitivi guidano le valutazioni relative a se stessa (autostimache la persona costruisce nel presente.

Parallelamente a ciò, i modelli interni di relazione interiorizzati nell’interazione con le figure di accudimento e con “altri significativi” della sua vita passata (ad esempio, genitori, partner, amici, etc.) influenzano le relazioni successive, condizionando le scelte, le aspettative sul comportamento degli altri, le interpretazioni e le modalità di reazione della persona.
Ad esempio, all’idea di affrontare un nuovo ambiente sociale, la persona può sperimentare un’acuta ansia provocata da una rigida quanto ingiustificata previsione di ‘non piacere’, di essere rifiutata, esclusa, o derisa, derivante da determinate esperienze dolorose vissute nel passato; sulla base di tale previsione negativa, nella situazione attuale la persona può manifestare determinate strategie di difesa e comportamenti disfunzionali che purtroppo conducono a confermare e rafforzare ulteriormente le antiche convinzioni relative a se stessa ed agli altri.

Le modalità di pensiero disfunzionali possono condurre allo sviluppo di un  rigido ‘circolo vizioso’ pensieri erronei-emozioni-comportamenti problematici, il quale mantiene nel tempo i sintomi dello specifico disturbo e la sofferenza emotiva della persona, ostacolando la sua capacità di correggere determinate idee e riflettere sulla soluzione dei problemi.
Ad esempio, una persona che attraversa un periodo di Depressione in seguito alla perdita del suo lavoro può pensare di se stesso: “Sono una persona sfortunata, non riuscirò più a trovare un altro lavoro”(pensiero) e provare una profonda tristezza e angoscia (emozione); a sua volta, la tristezza spesso conduce all’apatia e alla inattività nella sfera del comportamento, e ciò può essere interpretato dal soggetto come una ulteriore prova del proprio fallimento personale, in quanto la persona potrebbe giudicare se stessa pensando: “Resto in casa tutto il giorno, non riesco più a fare nulla, non sarò più la persona che ero in passato”. Tale valutazione di sé (pensiero) può generare pertanto ulteriore tristezza (emozione) e così via.

Obiettivi dell’intervento psicoterapeutico
A fronte dei presupposti sopra esposti, e sulla base di una solida alleanza terapeutica tra paziente e psicoterapeuta, la Psicoterapia Cognitiva si focalizza sulla attenta individuazione dei processi psicologici che generano i sintomi cognitivi, emotivi e comportamentali presentati e, mediante l’utilizzo di strategie e tecniche terapeutiche adeguate allo specifico disturbo esaminato, interviene per interrompere i meccanismi di mantenimento, pervenire al superamento o miglioramento dei sintomi, ed alla costruzione di modi di pensare e di agire maggiormente funzionali.
A tal fine, nell’interazione con lo psicoterapeuta, la persona viene sostenuta e affiancata in un lavoro finalizzato ad acquisire consapevolezza delle problematicità insite in determinate modalità di pensiero e di comportamento, valutare criticamente e successivamente modificare le interpretazioni erronee (‘pensieri disfunzionali’), i comportamenti problematici e le sottostanti convinzioni (‘schemi cognitivi’) disadattive su cui si fonda il disturbo.
Durante il percorso psicoterapeutico, l’intervento mira a favorire la capacità della persona di costruire schemi cognitivi maggiormente realistici o funzionali al benessere individuale e relazionale, al fine di pervenire ad interpretazioni maggiormente obiettive della sua esperienza passata e attuale, ed a soluzioni alternative e maggiormente efficaci rispetto alle specifiche difficoltà intrapersonali e interpersonali sperimentate,
Perseguendo questo obiettivo, la persona che intraprende un percorso psicoterapeutico costruisce gradualmente nuove modalità di valutare se stessi, di interpretare le esperienze attuali e di ri-scrivere la propria storia passata secondo una prospettiva differente.

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

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