

I Disturbi di Personalità costituiscono delle modalità, relativamente inflessibili, di percepire, reagire e relazionarsi alle altre persone ed agli eventi, e sono caratterizzati dalla presenza esasperata e rigida di determinati tratti di personalità.
I tratti di personalità sono costituiti da schemi di pensiero, percezione, reazione e relazione relativamente stabili nel tempo.
I Disturbi di Personalità, dunque, compaiono quando tali tratti si strutturano in modo talmente intenso, rigido e disadattivo da causare una compromissione funzionale significativa o una sofferenza soggettiva.
Nelle persone con Disturbo di Personalità (differentemente da altre tipologie di pazienti che richiedono trattamento terapeutico) la sofferenza causata dalle conseguenze dei loro comportamenti socialmente disadattivi è frequentemente la motivazione per cui richiedono un trattamento.
In tal senso in ambito clinico si rileva che nei Disturbi di Personalità per il paziente i suoi pensieri, stati emotivi e comportamenti sono spesso egosintonici, ovvero sono coerenti e funzionali rispetto all’immagine di sé e sono percepiti come appropriati. Ciò contribuisce alla rigidità e pervasività in molteplici aree di vita.
I Disturbi di Personalità solitamente iniziano a diventare evidenti durante la tarda adolescenza o all’inizio dell’età adulta, sebbene talvolta i segni appaiano durante l’infanzia.
Secondo alcuni autori, circa il 9% della popolazione generale e fino alla metà dei pazienti psichiatrici in reparti e ambulatori ospedalieri presenta un Disturbo della Personalità.
Nel complesso, non ci sono distinzioni chiare in termini di sesso, classe socio-economica e razza. Tuttavia, nel Disturbo Antisociale di Personalità, gli uomini sono più numerosi, con un rapporto uomini/donne di 3:1.
Viceversa, nel Disturbo Borderline di Personalità, il rapporto femmine/maschi è di 3:1; tale dato tuttavia riguarda solo l’ambito clinico, dunque non la popolazione generale (Lenzenweger MF, Lane MC, Loranger AW, et al: DSM-IV personality disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Biol Psychiatry 62, 2007; Zimmerman M, Chelminski I, Young D: The frequency of personality disorders in psychiatric patients. Psychiatr Clin North Am 31, 2008).
Tipicamente, i soggetti affetti da un Disturbo di Personalità presentano pervasive difficoltà nelle relazioni interpersonali e manifestano disturbi emotivi quali Disturbi d’Ansia, Disturbi dell’Umore, Disturbi Alimentari, Disturbi del Sonno, i cui sintomi risultano essere il principale motivo che conduce la persona alla richiesta di aiuto ed all’inizio del percorso psicoterapeutico.
I Disturbi della Personalità influenzano almeno due di queste aree:
Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th edition, Text Revision (DSM-5-TR) elenca 10 tipi di disturbi di personalità, sebbene la maggior parte dei pazienti che soddisfano i criteri per un tipo soddisfa anche i criteri per uno o più altri.
I disturbi di personalità del Cluster A sono: Disturbo Paranoide di Personalità, Disturbo Schizoide di Personalità, Disturbo Schizotipico di Personalità.
Questi disturbi condividono un significativo disagio negli ambienti sociali, ritiro sociale e pensiero distorto.
I disturbi di personalità del Cluster B sono: Disturbo Borderline di Personalità, Disturbo Narcisistico di Personalità, Disturbo Istrionico di Personalità, Disturbo Antisociale di Personalità.
Questi disturbi condividono difficoltà nel controllo degli impulsi e nella regolazione emotiva.
I disturbi di personalità del Cluster C sono: Disturbo Evitante di Personalità, Disturbo Dipendente di Personalità, Disturbo Ossessivo-compulsivo di Personalità.
Questi disturbi si caratterizzano soprattutto per alti livelli di ansia, inibizione sociale, sentimenti d’inadeguatezza e un’ipersensibilità alle valutazioni negative.
Nel trattamento psicoterapeutico con il paziente affetto da uno specifico Disturbo di Personalità, la Teoria dell’Attaccamento, sviluppata da J. Bowlby in seguito a vari studi condotti tra gli ‘50 e gli anni ‘70, risulta particolarmente importante nel percorso di individuazione di esperienze emotivamente dolorose vissute e del loro impatto sullo sviluppo psicologico successivo della persona.
Si evidenzia pertanto la connessione tra le modalità relazionali disfunzionali manifestate dalle figure di riferimento del paziente e lo strutturarsi nel paziente di problematiche legate alla personalità ed alle modalità relazionali.
Gli stili di attaccamento identificati da Bowlby nell’ambito della Teoria dell’Attaccamento sono:
In tal senso, durante il percorso psicoterapeutico si evidenzia come sulla base di determinate convinzioni e aspettative precostituite su se stessa o sugli altri (schemi di Sé e schemi relazionali), ovvero sulla base di determinati ‘occhiali mediante cui guardare la realtà’, la persona manifesta la tendenza a percepire le situazioni vissute nel presente sempre secondo la stessa prospettiva, ad adottare le medesime spiegazioni relativamente a sé ed agli altri, ad attuare le medesime strategie difensive e compensatorie e le medesime reazioni emotive e comportamentali tipiche dello specifico Disturbo di Personalità.
AUTORE: Dott.ssa M. Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
Ha conseguito Attestato di Alta Formazione Universitaria annuale in “Valutazione e trattamento dei Disturbi di Personalità” presso Università Alma Mater Studiorum di Bologna.
Riceve su appuntamento dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 18.30 negli studi di Padova e Mirano (Venezia)
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“Difficoltà relazionali nel Disturbo Borderline di Personalità”
“Disturbo Borderline e Autolesionismo”
“Gli schemi cognitivi disfunzionali in psicoterapia”
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